sabato 5 giugno 2021

E .... buona festa della Repubblica....


https://ytali.com/2021/06/03/se-i-politici-perdono-il-lavoro/

Una telefonata stamattina (ma è la seconda della giornata identica)in cui mi si propone un’offerta vantaggiosa dal punto di vista della tariffa telefonica mi ha rivelato un mondo sotto sopra e mi ha confermato che dalla pandemia usciremo… molto peggio di come ci siamo entrati( che già non era un granché....).
La telefonata più o meno potete immaginarvela ,ormai siamo abituati a 6/7 telefonate al giorno di proposte economiche che entrano nel tuo intimo, nel tuo telefono cellulare privato (che non dovrebbero avere e che non dovrebbero passarsi l’uno con l’altro) che non dovrebbe essere messo a disposizione di persone che sono perlopiù sfruttate dal punto di vista economico e dal punto di vista lavorativo( anche se lavorare per una azienda banca o assicurazione non dovrebbe essere considerato sotto l’aspetto della sindrome di Stoccolma per cui l’ultimo dipendente sfruttato comunque difende a priori il buon nome del suo sfruttatore....).
Al mio stupore,cordiale nei modi,per una telefonata fatta il 2 giugno per proporre una tariffa economica telefonica differente, la risposta è stata “ci vuole un po’ di rispetto,stiamo lavorando”.
Ecco non è passato minimamente per la testa della persona che mi ha telefonato che forse non dovrebbero lavorare, almeno il 2 giugno,festa della Repubblica,di una Repubblica che,dice l’articolo uno,che è fondata sul lavoro e quindi sulla sua dignità e quindi in teoria sulla difesa del lavoratore, di chi offre lavoro senza sfruttare ( e senza comandare lavoro il 2 giugno e nei festivi e quindi ci rimette nella concorrenza)ma anche sui sindacati e associazioni datoriali che avrebbero dovuto sviluppare, o almeno fanno finta, in questi anni di sviluppare la cosiddetta “responsabilità sociale”.
E l’ennesimo esempio di come stiamo uscendo dalla pandemia: utilizzando tutto quello che abbiamo conosciuto come emergenza e facendolo diventare ordinario.
Non è inusuale,anche mio papà tramviere e i suoi colleghi lavoravano alcuni giorni di festa nei servizi essenziali ( ecco , oltre i diritti la politica saprebbe indicarci per caso i “servizi essenziali”, di grazia?)ma con delle paghe differenti e con una protezione sociale differente e per una scelta concordata tra sindacato e associazioni datoriali, non per un’imposizione, per la quale se non lo fai,perdi il lavoro. 
Si chiamava Welfare.
D’altronde questa asimmetria mi era già chiara da qualche tempo.
Idealisticamente ( sempre a futura memoria, la mia specialità ndr) circa un anno fa avevo scritto proprio su Ytali che dovevamo guardare a ciò che sarebbe dovuto venire dopo la pandemia come qualcosa di differente e di cambiato, possibilmente di migliore. 
Non sta avvenendo. 
Anche i fatti collaterali, di cronaca o addirittura criminali, ci mostrano che non è così. La vicenda,per esempio, terribile della tragedia della funivia del Mottarone dimostra aldilà del fatto in sé penale e civile,e della tragedia umana che l’idea penetrata negli ultimi vent’anni nel nostro Paese-come in altri- è che al profitto non si può opporre se non un resistenza ideale e assolutamente fuori dal tempo. Si deve far profitto,si deve fare solo profitto,si deve farlo nel più breve tempo possibile.
E’ lo stesso meccanismo che sta guidando ( pressoché nel silenzio) i prezzi dei i negozi alimentari,buona parte dei supermercati, i ristoranti che riaprono,i quali tutti hanno aumentato nelle materie prime e mica si tratta di vasche da bagno jacuzzi o generi di lusso,ma dei generi alimentari che la gente ha consumato anche durante il Lockdown,oppure nei pasti quotidiani e con la spiegazione che “comunque dobbiamo fare qualcosa per riprenderci da questo anno” , come se la ripresa si potesse fare in pochi giorni e dipendesse dall’aumento di due euro a piatto. Che oltretutto alla fine fanno sì che nell’euforia del momento da possibile “zona bianca”nessuno dica niente ma poi ogni cittadino si guarderà nelle tasche ( svuotate dalla crisi) e verificherà se si può permettere ancora di andare a mangiare una pizza con la famiglia. E si chiamerà rebound economico.....
Anche questo atteggiamento è figlio dello stesso meccanismo mentale : dobbiamo recuperare tutto e subito. Che incredibile situazione,per cui tutto si è rovesciato nel senso comune: il “rispetto” del lavoro sfruttato fatto nei giorni in cui non dovrebbe essere fatto; il “tutto e subito” che era la massima espressione del desiderio post sessantottino  (https://www.google.it/search?q=tutto+subito+eugenio+finardi&client=safari&channel=iphone_bm&sxsrf=ALeKk00oLLLhz_J13KQqAO33VmAFdKofiA%3A1622643078423&ei=hpG3YLCgGJGM9u8PpKyRuAo&oq=tutto+subito+Eugenio+&gs_lcp=ChNtb2JpbGUtZ3dzLXdpei1zZXJwEAEYAjIFCCEQoAEyBQghEKABMggIIRAWEB0QHjoHCCMQ6gIQJzoECCMQJzoICAAQsQMQgwE6BQgAELEDOgIIADoECC4QQzoECAAQQzoICC4QsQMQgwE6AgguOgoIABCxAxCDARAKOgUILhCTAjoICC4QxwEQrwE6BggAEBYQHjoICAAQCBANEB46BwghEAoQoAFQu58EWNTfBGCM6gRoAnAAeACAAd0BiAG_FpIBBjAuMjAuMZgBAKABAbABD8ABAQ&sclient=mobile-gws-wiz-serp )che è diventata l’espressione solamente di un desiderio materiale. Il consumismo si sta mangiando completamente il capitalismo, qualunque tipo di capitalismo, anche quello finanziario e sta diventando una bandiera portata avanti con la stessa logica con cui si è effettuata nel tempo la torsione che Michele Mezza ha spesso raccontato qui : dal Free Speech alla difesa degli oligopoli Gafam ( Google Amazon Facebook Apple Microsoft) e non solo loro, in cui siamo tutti partecipi come operai alla catena di montaggio di un sapere immateriale che però diventa profitto reale . Profitto tutto e subito, nelle tasche solamente di pochi. 
E la politica ? la politica si occupa, quando va bene, a sinistra di diritti ma senza spiegare che i diritti “costano” e che i diritti Collettivi contano più degli individuali e non esistono senza i doveri oppure, a destra, di pulsioni di pancia e non connesse tra loro, spesso contrapposte. In buona sostanza la politica si occupa del nulla: non costruisce un modello e non approfitta nemmeno di questa pausa tecnica del governo Draghi per ricostruire un minimo di idea di schema di società civile,da proporre ai cittadini.
Gli basta chiedere il voto per questo o quel candidato e basta chiedere il voto nei sondaggi ancor più che il voto nelle urne e non si preoccupa del futuro,pur facendo tutta una serie di citazioni assolutamente slegate dalla realtà che vanno da De Gasperi Moro o Berlinguer.
Citazioni che non avendo nessuna connessione con programmi e disegni per la società civile,diventano pura retorica e quindi ancora un elemento in più per distaccare la popolazione dalla politica.
Che fare? Direbbe qualcuno ormai così lontano nel tempo.....Accettare tutto questo supinamente oppure ribellarsi solamente in maniera idealistica o farlo diventare un discorso da mercato sull’aumento del costo delle zucchine signora mia stile Giorgia Meloni ?
In realtà c’è solo una strada da percorrere e non si può trovare una scorciatoia. Bisogna utilizzare questo tempo del Governo Draghi per ricostruire una società civile che sia ricettiva di messaggi e di programmi che siano a 10-15 -20 anni. Bisogna fare educazione civica ed educazione civile; bisogna tornare a fare formazione politica e formazione politica dei partiti;bisogna ricostruire le condizioni per riavere delle classi dirigenti e quindi costruire dei quadri intermedi ed una base che abbiano conoscenze e capacità di critica.
Il PNRR ne è un esempio mentre il parlamento europeo con un suo documento (https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/TA-9-2021-0257_IT.pdf ) invita tutti gli Stati membri a consultare le popolazioni e rendere partecipe dei singoli PNRR nazionali e di Next Generation noi sappiamo semplicemente che ci sono circa 300 pagine di piano che sono state consegnate, per il nostro paese e da quello che sappiamo circa 3000 pagine di schede di dettaglio. Bene, questi documenti sono stati consegnati in parlamento ma nemmeno il parlamento li ha esaminati a dovere visto che sono stati consegnati in una notte e si è votato il giorno dopo. Stato di necessità; emergenza, appunto, ma forse sarebbe il caso di riprendere in mano questi documenti e decidere come spenderemo i prossimi soldi e decidere quali sono le procedure e decidere quali priorità e obiettivi , dove si mettono più o meno soldi a saldo invariato. Non c’è un solo dibattito vero nel campo politico sui prossimi tre anni di questo programma da portare avanti e che è già finanziato. Non voglio rivangare ( anche se il 75’ della Repubblica lo richiederebbe) i dibattiti del dopoguerra su ricostruzione, riforma agraria, industrializzazione,ma forse ragionare su un programma come il PNRR permetterebbe a delle forze politiche serie di concentrare la loro riflessione e anche di effettuare una selezione di classe dirigente non tanto sui tweets o sulle apparizioni televisive ma sulla base delle capacità propositive di riflessione critica o le capacità anche di una possibile visione alternativa del loro uso.
Francamente non me lo aspetterei dalla destra italiana ma da Letta e dal centrosinistra erede dell’Ulivo si. E sarebbe l’unico motivo di speranza. 
Altrimenti non resta che abbandonarsi per l’appunto ai tweets e ai messaggi sui social essendo assolutamente esclusi dalle scelte reali :da quelle dei grandi gruppi nazionali di cui si stanno rinnovando i vertici senza che i partiti siano presenti né con loro uomini e donne( e questo non sarebbe male ,forse)ma nemmeno con loro proposte, e questo è certamente un male… Il male della politica e il male dei sindacati per soli pensionati e “garantiti”.
Le “dimissioni della politica dalla politica”sarebbe veramente troppo da sopportare. 
Perfino più di una telefonata di lavoro di un “non garantito”,il giorno della festa della Repubblica....fondata sul lavoro.


Roberto Di Giovan Paolo


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FB roberto di giovan paolo

mercoledì 17 giugno 2020

TROVA LA DIFFERENZA !!
Napoli 1962 Roma Casino Algardi 2020


Enrico Farinone ,mio sodale e "gemello" milanese ( obiettore di coscienza, "basista",stessi percorsi dal Giovanile ad oggi compresa una sobrietà  operosa nel tempo della "desaparicione forzata" dalla "politique" per lo più "politicienne") ha fatto un regalo a se stesso ed i suoi amici compilando un libriccino del cuore( almeno per noi) in cui legge ( e rilegge) il discorso di Aldo Moro al Congresso di Napoli della Dc nel gennaio 1962, oltre sei ore di fluviale rappresentazione -in due atti con il pranzo nel mezzo- dell' Italia di allora con le sue speranze e le sue possibilità, stretta nella tenaglia della Guerra fredda ma anche legata all' idea di uno slancio che doveva andare oltre il post guerra. E' una riflessione appassionata ma non nostalgica e dunque moderna , di uno snodo essenziale della vita politica e civile italiana. Il  senso di come fare scelte indifferibili cercando di portare tutti con sè, senza individualismi e personalismi; il rapporto duro di contrasto politico ma senza insulto od offesa a chi crede ad altre idee o allora ideologie;le parole scelte, affinate, elaborate ed elargite al momento giusto senza cedimenti alla moda o all' "embrassons nous". Che ci voglia o possa dire qualcosa che non si può, non si deve, espungere dalla politica ,perfino nel 2020? perfino ai tempi dei “programmi da due/ tre legislature dei novelli Stati Generali ?Leggetelo se potete,lo trovate dagli amici iacobelli

giovedì 30 aprile 2020

Tempo di vivere,tempo di morire.Tempo di cambiare!

https://ytali.com/2020/04/30/tempo-di-vivere-tempo-di-morire-tempo-di-cambiare/




Un libriccino agile che ho imparato ad amare ( perquante volte mi ha “ucciso” ) é “Il Tempo perso” di Bruno Manghi. Sottotitolo e contesto indispensabile dell’opera di sociologia, o meglio sociopatologia : “ nelle attività politiche, sindacali, associative”. Quel “ tempo perso” Bruno Manghi lo conosce in prima persona : all’epoca in cui scriveva quel testo, nel 1995, aveva appena iniziato a svolgere incarichi di consulenza e di formazione dopo una vita di impegno culturale e pratico nella Cisl di Milano,Taranto e Torino ed a contatto diretto con la base ed i vertici non solo del movimento sindacale più in generale ma di partiti politici ed associazioni della società civile.
Appassionato della vita sindacale e politica ma non connivente,sincero fino in fondo, l’analisi di Manghi éveritiera e per molti aspetti fotografa anche situazioni di oggi, possibilmente peggiorate con la personalizzazione della politica e la trasformazione di modalità organizzative in dinamiche del marketing politico sui social o giù di lì.

Perché ne parlo? Io non faccio il recensore di libri e lo stesso Manghi potrebbe dirci che oggi ripubblicarlo vorrebbe dire aggiungere vari capitoli nuovi visto che eravamo appena alla “discesa in campo” di Berlusconi....eppure.....
Eppure sento che la vicenda della pandemia fa intravvedere nel coacervo di politique politicienne e dei social e chat che riempiono le nostre giornate,una fase nuova che bisognerebbe saper cogliere.
Non una età dell’oro che segue “il più crudele dei mesi”, certo; siamo adulti:un’epoca che avrà alti e bassi e nuove modalità di sfruttamento e di lotta ma certamente una fase nuova, in cui conterà di più il valore del tempo, ben impiegato ,oppure disperso e rinnegato. non fosse anche solo per il costo umano in termini di vite ,di lavoro, di sofferenza, di nuove povertà che si aggiungono alle vecchie, che stiamogià pagando e pagheremo ancor più nei prossimi mesi .
E la politica ? E’ capace di capire questa fase nuova ?
Francamente non sembra. La politica come le altre arti umane , il lavoro, l’arte, il sociale, sembra sul crinale della crisi, con gli occhi sbarrati sul salto da fare e con tanta voglia,invece, di tornare “alla normalità”.
La politica, in moltissimi esponenti, debbo onestamente dire in quasi tutti, come pure nel mondo del lavoro i grandi imprenditori (che in Italia non riescono mai a diventare classe dirigente …), ed i capi di una pubblica amministrazione rintanatasi dietro il paravento dello Smartworking, sembra aver risposto alla prima fase di emergenza come sempre sfoderando la capacità italica di adattarsi e respingere l’assalto mortale alla ridotta difensiva.... ma la Canzone del Piave non sviluppa le società e al massimo regala tristezze da “Vittoria mutilata”, che come sappiamo non portano nulla di buono.
Fuor di metafora, la risposta delle classi dirigenti del Paese sembra entrata in fase di stallo dopo il colpo di reni della “tenuta” sull’emergenza.
Onore al merito di aver creato la barriera difensiva,ma come si riparte?
La politica dovrebbe indicare la strada è forgiare classi dirigenti in tutti i settori del Paese ma per far questo dovrebbe avere il coraggio di “perdere del tempo”: per capire in quale cassetto erano, i piani di emergenza per le pandemie richiesto da Onu,OMS, Unione Europea e Nato dopo la vicenda Sars; per capire cosa ha comportato la condiscendenza a non decidere se il sistema sanitario deve essere pubblico,privato, o pubblico-privato ( Lombardia docet ma guardate New York o la Gran Bretagna….)per decidere sulla colpevole sovrapposizione di responsabilità a livello politico, amministrativo e anche semplicemente burocratico. E non parlo solodella pubblica amministrazione,quando le casse di previdenza private di settore non sanno o non vogliono dare il bonus statale a chi ha una indennità di invalidità perché la chiama pensione oppure pratica il contrario- da comma 22- della dematerializzazione e della sburocratizzazione, da parte delle banche contro i suoi stessi clienti, nel mentre i massimi dirigenti di queste, invochino la fine di lacci e lacciuoli dalla politica.
Non é detto che dopo la pandemia saremo migliori. 
Ho un’età per non credere più alle favole anche se mantengo ogni speranza e passione. Ma se vogliamo essere migliori servono alcune metodologie diverse , sicuramente diverse da quelle che ci hanno portato a subire, nella pandemia gli effetti di tante scelte, o non scelte, del passato.
Dopo la prima emergenza la difficoltà attuale é quella di costruire una “fase due” che inevitabilmente sarà di transizione e durerà più delle date che saranno stabilite da un DPCM: sarà la prima occasione di divisione ( cambiare non é un pranzo di gala .....) tra chi guarda al passato , alla normalità da restaurare, e chi vorrà invece prendere atto che la situazione è cambiata ,definitivamente. Che la percezione popolare é cambiata ; il modo di leggere la realtà écambiato, ed i tempi delle decisioni non potranno dipendere da attese, moine, comitati larghi o ristretti,intuizioni ondivaghe.
Non si tratta di buttare alle ortiche ciò che eravamo anzi, di capire come usare appieno ciò che abbiamo,senza per forza cedere al “nuovismo per un titolo di giornale sui social.
La regola dovrebbe essere una regola antica, ma così innovativa per l’Italia: praticare l’ordinaria amministrazione ,praticare un pensiero lungo attraverso il “tempo perso” del progettare la società , che diventa, in definitiva, “tempo guadagnato”.
Dovrebbe essere la regola quotidiana della politica: costruire una società attraverso una idea di comunità, farne discendere i pro ed i contra, capire quale è il ruolo del nostro Paese nel mondo e costruire di conseguenza le sue politiche industriali e di sviluppo, il Welfare e la sua politica estera. Uno sviluppo che non può non tenere conto di ciò che ésostenibile da una società realmente umana, in termini di socialità, natura, relazioni sociali.
O vogliamo solo dimenticare al più presto oltre ventimila esseri umani e tornare in corsa ad affollare shopping mall e fabbriche come nulla fosse stato e magari tornare a sentirci buoni perché diamo una mancetta di un euro al raider che ci porta il pacco, il bikini estivo e la pizza o il sushi?
La pandemia ha solo messo in chiaro che quel sistema si regge in bilico su una serie di leggi non scritte che violano la Costituzione ed i diritti umani ogni giorno: i raccoglitori nei campi apolidi e disperati; i lavoratori da delocalizzare o cassintegrarea piacimento, come merce umana; i malati, secondo le tariffe assicurative, da attaccare o staccare dai ventilatori d’ossigeno; i vecchi da depositare inutili nelle RSA che sono state una anticamera della fine e la scuola ridotta a mera didattica a distanza e compiti a casa, che esalta le differenze di redditi e di possibilità culturali familiari prima ancora che il digitaldivide.
Possiamo davvero pensare che tutto questo debba ricominciare come prima ? Nella sua “normalità”? Eanche di corsa ?
Io credo di no . Io credo che la politica debba una volta tanto tornare ,oltre che a decidere, ad invocare il suo benefico “tempo perso” ( guadagnato ) a ripensare la società e le sue strutture.
Ordinaria manutenzione contro “stellone emergenziale”.
Parlamento,CNEL,CNR,ISTAT, UNIVERSITÀ contro task force non perché sono professoroni o costano( noi non siamo Salvini , rispettiamo le competenze e sappiamo che le task force non hanno gettoni di presenza, noi non siamo qualunquisti) ma perché crediamo che la manutenzione del Paese debba essere affidata ai tanti Renzo Piano che l’Italia ha, ben prima che i ponti crollino ,non dopo.
Questo, oggi, dovrebbe essere il compito della politica.
Non inventare una App e farla “digerire” ai cittadini,ma averne tante, per tante utilità, ogni giorno:svilupparle e lasciare le garanzie di privacy, di controllo dell’uso, e di difesa dei diritti nel novero dei compiti che i cittadini possano delegare con fiducia allo Stato , al Garante della privacy alla Autorità sulla comunicazione.
Fare ricerca é ordinaria amministrazione; sviluppare risorse umane e di lavoro nell’innovazione tecnologica é ordinaria amministrazione; garantire il controllo dell’uso degli algoritmi e dei big data éordinaria amministrazione, di uno Stato moderno che gode della fiducia dei suoi cittadini.
Mi fermo qui. Voglio ritornarci in futuro nello specifico di alcune situazioni che la pandemia ha messo in rilievo.
Non vorrei più tornarci invece per dire di Conte, di Zingaretti o della Meloni e Salvini.
Se si apre una fase nuova é inevitabile che cambi anche lo scenario politico . Non vedete quanto sono vecchie ormai le mascherine tricolori della Meloni ? O che Zaia é già oltre Salvini con la fase due del Veneto, e che sapore di stantìo in una restaurazione politica della “normalità” dopo oltre 20mila morti, milioni di lavoratori a rischio , famiglie allo sbando con i buoni pasto dei Comuni ? Chi ha tempo per le polemiche del neo presidente della Confindustria senza che lui si interroghi mai una volta su quanto c’entra il disastro ambientale ultra decennale e la violenza sulla natura perpretata in quelle regioni, con la situazione sanitaria ed ambientale di quelle stesse regioni ?
Che non vuol dire proporre una decrescita ma nuovo sviluppo. Un altro, ben diverso, sviluppo.
Dove sono le classi dirigenti dei partiti, dei sindacati delle associazioni, degli imprenditori? Quanta paura,in loro, del “tempo perso”…. un tempo che sarebbe stato utile impiegare, almeno ora, per pensare il dopo, il futuro, l’ordinaria amministrazione della politica e della socialità.
La fase due ci dividerà, inevitabilmente, tra coloro che pensano a ricostruire e chi prenderà atto e vorrà cambiare : non é una divisione ideologica o tra destra e sinistra . Dividerà famiglie e ceti sociali, partiti ,imprenditori, lavoratori e pubblica amministrazione.
Varrà la pena sporcarsi le mani. perderci del tempo”. Per provare a cambiare l’arte regia della politica e guadagnarci tutti- con meritata fatica-il tempo futuro.